Pjanic-Juve, c’è l’accordo. Ma con la Roma è ‘duello’ mediatico

ROMA – “È stata la Roma a chiamare la Juventus. Il club ha bisogno di soldi, mi ha venduto in 15 minuti”. Così, nel già cupo cielo della Capitale, le parole di Miralem Pjanic riportate dal Corriere dello Sport di oggi, squarciano ulteriormente i cuori e gli animi dei tifosi giallorossi. Una confidenza – secondo Guido D’Ubaldo – rivelata a un amico via Whatsapp, ma prontamente smentita dalla società. “Siamo costretti a leggere documenti ufficiali per smentire sciocchezze”, puntualizza Mauro Baldissoni, direttore generale del club, ai microfoni di Roma Radio. “Ho parlato con Pjanic – aggiunge il dirigente – mi ha detto che non pensa di aver mai scritto una cosa del genere”.Pjanic-Corriere dello Sport

 

MIRALEM: “VOGLIO LA JUVE” – Sui social network, una lettere firmata dal centrocampista della Nazionale bosniaca e pubblicata dall’ufficio stampa romanista conferma le dichiarazioni del club capitolino:

MAROTTA: “CI HA VOLUTO IL GIOCATORE” – Se Pallotta, dal canto suo, non avrebbe voluto vendere il quindici giallorosso (“Non voglio cederlo, ma c’è una clausola”, ha detto una volta atterrato a Ciampino domenica scorsa), la Juve è ormai a un passo dall’ufficialità: “Pjanic ha voluto fortemente il nostro club”,  confessa il dg bianconero Beppe Marotta. “Non c’è stata nessuna trattativa tra i due club – aggiunge a gazzetta.it – ma solamente la volontà del giocatore, che si è avvalso della ben nota clausola, come da lui stesso comunicato. A breve sosterrà le visite mediche con noi”.

ADDIO LIETO FINE – Mentre il popolo giallorosso non capisce ancora con chi prendersela (“Società incompetente”, “giocatore mercenario” si legge sui social), la storia tra il ‘Piccolo Principe’ e i colori che ha vestito per cinque stagioni si va chiudendo nel peggiore degli scenari. L’ultimo rimasto tra i primi acquisti della società americana lascia la Roma per scegliere di vincere, come già successo in passato per Fabio Capello ed Emerson, volati a Torino quasi di soppiatto. Mire ha cavalcato invece il cinismo di un calcio che non impone sentimenti. Nolenti o volenti, accettarlo è dovere di tutti.

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