Premier League: i 10 motivi che hanno dato il titolo al Leicester

Con il pareggio nel monday-night per 2-2 fra Chelsea e Tottenham, il Leicester di Claudio Ranieri si è laureato campione d’Inghilterra per la stagione 2015-2016. Un successo incredibile per le Foxes, che per la prima volta nella propria storia raggiungono questo incredibile traguardo. Analizziamo insieme i motivi che hanno portato a questo impressionante ribaltone delle gerarchie nella Premier League.

Jamie Vardy (fonte: Pioeb, own work, commons.wikimedia.org)
Jamie Vardy (fonte: Pioeb, own work, commons.wikimedia.org)

1- Claudio Ranieri: il vero artefice del miracolo Leicester, vincitore della Premier League 2015-2016. Il tecnico testaccino arriva in estate fra lo scetticismo generale, dopo la parentesi negativa con la nazionale greca, ma si prende la sua più grande rivincita sportiva. Da perdente cronico a vincitore assoluto e massimo in una sola stagione. Cuce su misura l’abito giusto per la sua squadra, con una solida difesa, una mediana ordinata e immediate verticalizzazioni per le punte. I suoi sono solidi, organizzati, quadrati, corti, rapidi e sempre ben messi in campo. La sua è la vittoria della semplicità, della serietà, della saggezza, del lavoro dentro e fuori dal campo, della spensieratezza e della fame di emergere. Terzo manager italiano dopo Carlo Ancelotti e Roberto Mancini a vincere la Premier League.

2- Jamie Vardy: il simbolo, il talismano di questo Leicester campione. Arriva alle Foxes nel 2012 dopo una vita passata a lavorare da operaio e contemporaneamente giocare nelle serie minori inglesi, dove lotta e sgomita nel fango, nella polvere per guadagnarsi le luci della ribalta. A 29 anni segna ben 22 goal in Premier League, giocando sempre con cattiveria, determinazione, ardore, grinta, passione, volontà e occhi famelici. Trascinatore assoluto delle Foxes, l’incarnazione vivente dello spirito battagliero di questa squadra e della voglia di emergere al cospetto dei migliori. L’uomo in più, il grande protagonista di questa favola. Never say never…

3- Riyad Mahrez: il cervello, la fantasia, la classe di queste Foxes. Nel gennaio 2014 giunge al Leicester credendo di essere stato contattato dalla locale formazione di rugby, con Ranieri in panchina esplode definitivamente tutto il suo talento. Segna e fa segnare (fino ad oggi 17 reti e 11 assist stagionali in Premier League), gioca con maturità, disegnando traiettorie magiche col suo sinistro. Vince con pieno merito il premio di “Player of the Year”, votato dagli stessi colleghi calciatori.

4- Kasper Schmeichel: nel segno di papà Peter, il portiere danese si consacra finalmente in questa magica annata 2015-2016. Blinda la porta del Leicester, contribuendo pesantemente al successo dei suoi in questa Premier League. Sicuro, attento, presente dentro e fuori dai pali. Il successo delle Foxes passa anche dalle sue parate. Vince di fatto il titolo nello stadio (l’Old Trafford) che ha visto più volte trionfare il celeberimmo genitore. Di padre in figlio, la storia continua…

5- La coppia difensiva Huth-Morgan: la solidità del Leicester passa anche dalla concentrazione, dall’attenzione dalla tenacia del lungo difensore tedesco e del capitano. Cerniera impenetrabile, muscoli, cuore e grinta da vendere per i due difensori delle Foxes, di gran lunga per rendimento la coppia migliore difensiva di questa Premier League.

6- La mediana di ferro Drinkwater-Kanté: il cuore pulsante, il polmoni della formazione inglese.­ Il primo è l’equilibratore, il cervello della mediana, l’uomo d’ordine delle Foxes, mentre il secondo macina chilometri senza sosta dal primo all’ultimo secondo della Premier League. Diversi e complementari allo stesso tempo, hanno governato il centrocampo con autorevolezza e grande sapienza.

7- Il gruppo: Albrighton, Fuchs, Simpson, Okazaki, Ulloa, King, Wasilewski, Schlupp, Dyer, Grey, Inler. Chi più, chi meno ha avuto il suo spazio nella formazione di Ranieri, che ha saputo gestire con grande bravura le risorse a disposizione. L’unione, la fratellanza, la coesione, la voglia, la determinazione, la volontà ferrea e la tranquillità sono state le armi in più del Leicester in questa Premier League.

8- La spensieratezza, la fame, la grinta: fin dalle prime giornate di Premier League il Leicester ha dimostrato di avere carattere per ribaltare le partite, testa per gestire la vetta della classifica, ma soprattutto la giusta voglia di emergere, di diventare grandissimo fra le grandi d’Inghilterra. L’ambiente ha aiutato la squadra a gestire la pressione, consapevole che già il potersi giocare il titolo con le migliori fosse un’impresa impronosticabile ad inizio stagione.

9- Partire da sfavoriti: sicuramente il non essere favoriti, non avere la pressione di dover vincere a tutti i costi ha permesso a Ranieri e i suoi ragazzi di poter gestire la stagione in maniera lineare e intelligente, senza grosse aspettative. Erano gli altri a dover vincere, a dover dominare la Premier League, non certo il piccolo Leicester capace in un solo anno di passare dalla paura per una possibile retrocessione in Championship all’estasi di diventare campione d’Inghilterra.

10- L’inefficacia delle rivali: ad abdicare per primi sono stati i campioni in carica del Chelsea, poi è stato il turno del Manchester United, in seguito del Manchester City, fino ad arrivare all’Arsenal e infine al Tottenham. Nessuna delle “grandi” ha saputo imporre il proprio ritmo alla Premier League, tutte sono incappate nel cosiddetto “anno no”, chi per un motivo, chi per un altro. Il Leicester è stato bravissimo ad approfittare di tutto ciò, in una delle Premier League più anomale delle ultime stagioni da questo punto di vista.

Francesco Tusi

Francesco Tusi

Amante del calcio, metafora più vera della vita in tutte le sue innumerevoli sfaccettature. Amante del mare, della sua vastità e della sua sconfinata bellezza.

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