Sampdoria: l’ora della verità

È vero, il calcio è un gioco e va preso per quello che è, ma è anche vero che al seguito di una squadra come la Sampdoria, ruotano e si aggrappano migliaia di persone.

 

Fonte: Laura Rossetti
Fonte: Laura Rossetti

Non si può pensare di prendersi gioco di chi vive una passione vera, e soprattutto non lo si può fare pensando di non dare spiegazioni, di non uscire allo scoperto e farla franca uscendone pulito. Passi chi da due anni, con un modo colorito e al quale i genovesi non sono molto abituati, si diverte con un giocattolo che neppure conosce, ma chi ha vissuto determinate realtà non può e non deve cavarsela con questo lungo e spaventoso silenzio. Cedere, vendere o regalare una società di calcio senza rispondere alle domande della stampa, senza fornire motivazione ai tifosi… Beh vendere la Sampdoria non può essere facile quanto gettare dalla finestra un piatto rotto. “Sono qui per passare la mano a chi farà meglio di me, ma non risponderò ad alcuna domanda”.
Ecco, questo ha tutte le sembianze di un omicidio preterintenzionale.
Oggi è stata scritta una delle pagine più tristi della storia della Sampdoria e non perché si è perso un derby. Un presidente che gioca con il drone in campo prima di una partita che evoca incubi ancora ricorrenti nella mente di ogni tifoso, un presidente costretto a lasciare il campo prima del fischio finale scortato dalla polizia, una squadra senza nerbo che in campo si fa deridere dall’avversario e una dirigenza che invece di fare quadrato e assumersi le proprie responsabilità attacca pubblicamente un allenatore che avrà anche tantissime colpe, ma che almeno ha sempre mantenuto un comportamento di facciata che permettesse di salvaguardare uno stile che ha sempre contraddistinto questa piazza.
Quest’anno tutto è andato male, le colpe vanno suddivise e forse forse qualche mea culpa in più potrebbe servire a ridimensionare la catastrofe sportiva e a rendere più sopportabile questo boccone amaro. Le polemiche non servono a nulla se non a gettare benzina sul fuoco ma in tutto questo c’è chi merita il rispetto di una spiegazione. Quello che non si è detto 700 giorni fa oggi andrebbe chiarito. C’è chi merita di sapere di quali entità erano i famosi filtri, chi merita di sapere il perché di tutta quella fretta e segretezza. Oggi c’è un’intera tifoseria che merita di conoscere il proprio destino senza false illusioni e senza palliativi inutili e, ancor peggio, dannosi. Se ci si voleva liberare di uno scomodo fardello lo si poteva fare in tante maniere, i modi e i mezzi non sarebbero di certo mancati, insomma si poteva uscire di scena senza rendere lo spettacolo tanto deprimente.

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