Paulo Dybala, due gol e una dedica

La favola di Paulo Dybala parte nel 1993 da Laguna Larga, una provincia argentina di poco più di settemila abitanti situata a 55 chilometri da Còrdoba, e non potrebbe essere altrimenti.
Tutti i ragazzini cresciuti li sono nati col pallone al piede e con un unico sogno: riuscire a vestire la maglia dell’Instituto Atlético Central, più semplicemente conosciuto dai suoi tifosi come l’Instituto, uno dei club più sfortunati e con più storia dell’intero calcio argentino.

 

Di quella squadra coi colori bianchi e rossi è tifoso, da sempre, il papà di Paulo, che resiste anche alle avanzate economiche del più titolato Newell’s pur di realizzare il suo stesso sogno e vedere il ragazzino indossare quella maglia appena all’età di 10 anni.
È una scelta che andrà oltre il campo e il calcio stesso; quando il padre muore, Paulo, appena quindicenne, viene praticamente adottato dall’Instituto (da qui il primo soprannome del ragazzo, el pibe de la pensión) che vede in lui il talento adatto a risollevare le sorti di una squadra che ripetutamente stecca il salto in massima serie.
L’esordio in prima squadra poco più di un anno fa; era il 13 Agosto del 2011 quando l’Instituto incontra l’Huracàn, e Paulo è li da titolare.
Ci mette un attimo a conquistare i suoi compagni e i suoi tifosi; nella giornata successiva, in Aldosivi-Instituto, sigla la sua prima rete ufficiale, alla decima mette insieme la prima tripletta da professionista.
Il campionato di Primera B Nacional (la nostra Serie B) non può che inchinarsi al talento di questo giocatore e parlare di lui; da tutto il paese, anche dai piani alti, cominciano a fioccare gli emissari e i paragoni, come sempre, si sprecano.
Di lui l’Argentina dice che “ha il senso del gol di Aguero accompagnato dalla classe e dalla fantasia di Pastore”; Paulo, incurante dei riflettori, continua per la sua strada e chiude il suo campionato con 38 presenze e 17 reti, una stagione perfetta se non fosse che l’Instituto perde la promozione in massima serie all’ultima giornata, con una sconfitta che brucia ancora nel cuore di tutti i tifosi.
Ai Playoff la squadra non riesce a superare il più attrezzato San Lorenzo e ancora una volta si arrende; consapevole però di avere tra le mani uno dei giocatori più talentuosi del paese e che quella promozione la meriterebbe a prescindere.
Durante tutto il 2011-2012 Paulo distrugge ogni record: supera Mario Kempesnon proprio uno qualunque – nella classifica dei marcatori più giovani andati a segno e nella speciale statistica che lo vede scendere in campo per 38 partite di fila.
Inoltre, è il primo a siglare due triplette nello stesso campionato e ad andare in rete per sei partite consecutive.

 

Dybala festeggia la prima doppietta italiana – Fonte: Alessandra Lo Monaco

Da “Pibe de la pensión” a “La Joya”, letteralmente “Il Gioiello“, il passo è breve.
Durante tutta la stagione Paulo ha gli occhi addosso di mezzo continente, tra cui un impresario conosciuto nell’ambiente per le sue abilità di fiutare quelli che in questo sport ci sanno fare: fortunato il Palermo che questo signore, all’anagrafe Gustavo Mascardi, sia in ottimi rapporti con l’allora Direttore Sportivo Sean Sogliano che ci mette poco a farsi convincere.
Pur senza Sogliano, Zamparini chiude l’affare col club argentino lo scorso Giugno, sborsando (in diverse trance) 12 milioni di euro, una cifra da record per i rosanero.
Superati i problemi burocratici, Paulo sceglie l’Italia anche in ricordo della sua nonna materna, italiana emigrata in Argentina, e grazie alla quale è anche riuscito ad ottenerne la cittadinanza.
Palermo non è proprio l’inizio migliore per lui; troppe sconfitte in campionato, un esonero precoce, e poca fiducia dall’ambiente.
A far innamorare di lui anche i tifosi rosanero ci mette un po’ di più, esattamente i 52′ che separano la sua seconda apparizione da titolare dal primo gol; Palermo-Sampdoria resterà nella sua mente per un po’, conscio di aver mostrato all’intero campionato una doppietta d’autore e le qualità di uno che è diventato grande presto ma che in mezzo ai grandi ci può stare.

 

E indovinate a chi va la dedica per la sua prima doppietta in maglia rosanero?
“Le due reti sono per mio padre che non c’è più, e sono sicuro che lui sarà felice per quello che ho fatto sul campo”.
Che sia felice ne siamo sicuri, in fondo è cominciato tutto grazie a lui.

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