Roma, ascolta Brozzi: “L’intervento su Strootman? Non perfetto”

La Roma non la finisce più di pareggiare. La formazione di Garcia, all’Olimpico, non riesce più a vincere. La crisi è nera e la Juventus è sempre più lontana. La capolista, ora, può vantare 9 punti in più. Anche il Napoli sta prendendo coraggio. L’imperativo dei giallorossi, adesso, è quello di blindare il secondo posto e accedere direttamente alla prossima Champions League.

Kevin Strootman, Fonte: Alessandro Losito
Kevin Strootman, Fonte: Alessandro Losito

Anche gli infortunati hanno minato le prestazione della squadra capitolina. De Rossi è stato appena recuperato. Florenzi è uscito nel primo tempo, contro il Verona, per una contusione alla caviglia. Strootman è di nuovo infortunato dopo due partite disputate. Il ginocchio da ancora problemi. A parlare dell’intervento è proprio il dottor Brozzi. Il medico non sembra avere parole rincuoranti. Ecco le sue dichiarazioni rilasciate a Gold Tv: “La mia sensazione è che l’intervento sul legamento di Strootman all’epoca non sia andato perfettamente. Non so cosa sia successo nel ginocchio del ragazzo, perché dal gennaio del 2009 ad oggi non ho avuto più contatti con lo staff della Roma, in quanto quando si esce da quegli ambiti bisogna mantenere il giusto distacco, ma conosco la sindrome del ciclope, che è dovuta ad un problema di posizionamento del neo-legamento, lento o corto. È con il deficit estensivo che si determina la lesione cartilaginea. È una situazione abbastanza temibile perché quando si riposiziona il neo-legamento le due condizioni estreme sono che possa essere lento o che possa essere corto. In quest’ultimo caso si arriva ad una difficoltà nell’estensione del ginocchio. Non è certo il tessuto fibrotico, che può essere rimosso, se fosse quello il ragazzo sarebbe in campo. La biomeccanica del ginocchio è complessa: correndo con un deficit estensivo da neo-legamento corto si carica in maniera sbagliata, su un punto di cartilagine diverso da quello che abituale. Da quel momento in poi è come se scattasse un countdown che conduce a una lesione cartilaginea. Diversamente, se posizioni bene il neo-legamento durante l’intervento, quando prendi in mano il calciatore nella fase di recupero, puoi forzare tranquillamente sapendo che la struttura non ti abbandona mai. Se il legamento è lento, o peggio se è corto, per mettere una pezza si va a potenziare il quadricipite, quindi si impiega anche più tempo. Necessaria una nuova operazione? Non lo dico io…“.

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