Serie A, il pagellone 2014-2015: il Cagliari

Dopo undici anni di serie A, il Cagliari retrocede a termine di una stagione che li vede chiudere al 18° posto in classifica, a tre punti dal quart’ ultimo posto occupato dall’ Atalanta, ultima posizione valida per la permanenza nella serie maggiore. In realtà, la compagine sarda negli ultimi mesi aveva subito un distacco maggiore, ridotto a giochi ormai chiusi. Il Cagliari di quest’anno, caratterizzato dalla guida dell’imprenditore milanese Tommaso Giulini, il quale ha rilevato la presidenza Cellino dopo 23 anni al comando del club, e del boemo Znedek Zeman sulla panchina, nella griglia di partenza, aveva dato la sensazione di possedere tutte le carte in regola per puntare a un ennesima salvezza tranquilla.

Fonte foto: cagliaricalcio.net
Fonte foto: cagliaricalcio.net

La squadra, composta da un mix di vecchi senatori come Conti e Cossu, di giovani interessantissimi come Murru e Ibarbo e qualche innesto di discreti elementi prelevati dalla Serie B, dopo qualche isolata partita spettacolare, stile Zemanlandia, ha poi stentato per troppi lunghi momenti, specialmente di fronte ai propri tifosi. La stagione, tormentata dagli esoneri di Zeman a dicembre e Zola in primavera, per poi richiamare il boemo, dimessosi sconfitto a qualche settimana dal termine e dopo un ennesima serie negativa, ha esautorato di ogni credibilità la guida a un gruppo di giocatori parsi smarriti nei momenti cruciali. Non ha aiutato la dirigenza, scellerata e impulsiva, oltre che inspiegabile nell’esonero a metà stagione di Zeman, ossia in un momento troppo tardivo per mutare gli assetti tattici e lo stile di allenamento, ma troppo prematuro per poter giudicare i risultati di un allenatore che in passato ha ottenuto il massimo dei risultati quando i suoi allenamenti sono stati assimilati nella seconda parte di stagione. Con Zola, la squadra, dopo qualche risultato iniziale, si è sgretolata ed è parsa non credere più nei propri mezzi, intimidita da qualsiasi avversario; ciò ha anche comportato all’ eliminazione agli ottavi di finale di Coppa Italia per mano della squadra “fantasma” Parma. Musica poco diversa con il ritorno di Zeman, dopo l’illusorio pareggio contro l’Empoli, dove il Cagliari si è visto raggiungere sull’1-1 nei minuti conclusivi di una partita giocata alla grande, ha inanellato una serie di sconfitte senza attenuanti. Con Festa, lo spogliatoio si è riunito e ha salvato la faccia, terminando dignitosamente ma troppo tardivamente una stagione piena di rimpianti.

Portieri: voto 6,5

Nella prima parte di stagione, le chiavi della porta cagliaritana sono state affidate al giovane Cragno. L’ex Brescia, non è stato all’altezza del suo soprannome (“l’uomo Cragno”), mostrando qualche incertezza di troppo per un portiere che deve sostenere una dose massiccia di interventi decisivi.

Azzeccatissimo  è stato l’acquisto di Brkic, che ha rilevato subito l’acerbo Cragno, dimostrando di essere l’unico elemento della difesa del Cagliari che non avrebbe meritato la sorte subita alla squadra. Preciso, puntuale ed efficace, il portiere, in prestito dall’ Udinese, è parso uno “spreco” per il doverlo vedere così spesso mestamente raccogliere il pallone dalla rete.

Danilo Avelar Fonte: www.zimbio.com
Danilo Avelar Fonte: www.zimbio.com

 

Difesa: voto 4,5

Per una squadra costruita da Zeman, la perforabilità difensiva fa parte del pacchetto: nel suo passato, Zeman ha visto difese subire suon di gol con elementi in rosa come Nesta o Castan; figurararsi quando questa la stessa è presidiata da elementi del calibro di Ceppitelli, Rossettini o Capuano. Insomma, il Cagliari, violato nella porta quasi in ogni partita, terza difesa più perforata solo di Cesena e Parma, non a caso dietro in classifica ai sardi, è parsa tecnicamente inappropriata per la categoria. Ceppitelli, difensore goleador ex Bari, ha molto faticato a imporsi nella serie maggiori, non trovando neppure la gioia del gol. Zola gli ha preferito Capuano, che non è parso oltremodo all’ altezza, mentre Rossettini, premiato con la pre-convocazione di Conte in nazionale, ha dato almeno la sensazione di poter salvare il salvabile. A gennaio è giunto Diakitè, che al di qualche ingenuità difensiva, ha dato qualcosa in più in termini di fisicità, anche in una squadra offensiva come quella di Zeman, dove giocatori dotati di un fisico imponente e poca rapidità possono facilmente andare in difficoltà. Il risultato finale è stato comunque insufficiente.

Sulle fasce, il senatore Pisano ha visto il torneo da abbonato alla panchina, mentre al suo alter ego Murru, considerato come prossimo fiore pronto a sbocciare, è stato sempre preferito Avelar, brasiliano dal piede educato, al Cagliari già da qualche anno, buon tiratore di punizioni e rigori, ma incapace di svolgere al meglio contemporaneamente sia fase offensiva che difensiva. Dall’altro lato, Balzano, proveniente dal Pescara in Serie B, come Ceppitelli, ha pagato il salto di categoria, al di là del grande impegno profuso. Inutile l’arrivo di Gonzalez dal Verona, che non gli ha soffiato il posto.

Godfred Donsah. Fonte: www.cagliaricalcio.net
Godfred Donsah. Fonte: www.cagliaricalcio.net

Centrocampo: voto 6

L’unico reparto che è riuscito quantomeno ad avere una continuità, nel senso che ben presto è stato evidente quali fossero i giocatori che potessero aiutare veramente la squadra nella causa salvezza. Sufficienza meritata anche a dispetto dei flop dei due senatori rossoblu: Conti e Cossu. Il primo, a cui Zeman ha preferito Crisetig, ha visto le partite dalla panchina anche con Festa, mentre solo Zola gli ha restituito un po’ di spazio. Conti, all’ ultima stagione al Cagliari, non è riuscito a chiudere al meglio la sua carriera in Sardegna, dopo tanti anni fatti di gioie e salvezze. Cossu, che inizialmente veniva impiegato nel tridente con Ibarbo e Sau, in cui è riuscito ad andare in gol inizialmente con continuità, ha poi perso la titolarità a favore di giocatori più adatti e giovani. Rispolverato in qualche occasione a centrocampo, con il compito di dare qualità alla manovra,  si è visto superare da  Joao Pedro, brasiliano poco dinamico, ma dai piedi buoni.

Poco si può dire di Dessena e Crisetig, mastini di centrocampo: le difficoltà di gioco di una squadra non possono essere attribuite, specialmente nel primo caso, a giocatori nati per rompere il gioco. Nel caso di Crisetig, ci si aspettano comunque miglioramenti futuri. Diverso il giudizio per Ekdal, giocatore molto duttile e capace di rendere a buoni livelli in molte zone del campo, ha ottenuto una maturità tale da rappresentare una pedina imprescindibile: è indelebile la sua tripletta a San Siro contro l’Inter agli occhi dei tifosi rossoblu (e quelli nerazzurri). Infine, la nota più lieta è quella del giovanissimo Donsah, considerato il nuovo Essien (quello vero, ai tempi del Chelsea), che, da un recente passato caratterizzato dall’ indigenza che ha spinto la sua famiglia a emigrare in Italia, è ora uno dei giovani più succulenti del mercato: la Juventus è già in pole per accaparrarselo. Non pervenuto Husbauer, giunto dalla Reuppublica Ceca con il cartellino di centrocampista goleador, non ha mai avuto possibilità di dimostrarlo.

Marco Sau. fonte: Cagliaricalcio.net
Marco Sau. fonte: Cagliaricalcio.net

Attacco: voto 5,5

La vera nota dolente della stagione cagliaritana non è stata la difesa colabrodo, ma un attacco sotto gli standard previsti per una squadra di Zeman. Il Cagliari, che comunque ha trovato spesso la via del gol, tanto da essere il 14° attacco della competizione, non ha visto i suoi attaccanti arrivare ai livelli che ci si aspettava. Marco Sau, dopo un buon inizio, è stato spesso fermo per tanti problemi fisici, tanto da chiudere la stagione con appena 6 gol all’ attivo. Ibarbo, prima (di passare alla Roma), M’Poku, dopo, pur dimostratosi giocatori potenzialmente devastanti, hanno confermato di non avere il gol nel sangue. Longo, a dispetto dai tanti match disputati, non è riuscito neppure a realizzare una segnatura, mentre Duje Cop, ex Dinamo Zagabria e capocannoniere del campionato croato, ha mostrato ancora grosse lacune, segnando quattro gol in quindici presenze, e divorandosene più del doppio. Farias, dotato di una tecnica eccezionale, è parso molte volte sul punto di diventare il trascinatore della squadra, per poi incappare in numerose prove amorfe e deludenti. Nel complesso, l’attacco ha comunque compiuto il  minimo sindacale; insufficiente però per ovviare a un gioco ultra-offensivo, quello impostato da Zeman, vanificato ampiamente dai limiti difensivi.

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