Serie A, il pagellone 2014-15: il Cesena

E’ stata un’annata da dimenticare quella del Cesena, ritornato tra i cadetti dopo un solo anno di Serie A.

La Curva del Cesena. Fonte: Thomas Berardi
La Curva del Cesena. Fonte: Thomas Berardi

Già il mercato della scorsa estate, più che povero per mancanza di fondi, aveva lasciato presagire una stagione tutta in salita; il miracolo salvezza, però, non c’è stato.
Si poteva fare di più? Forse sì. L’arrivo di Di Carlo non è servito per nulla alla squadra, che ha iniziato a subire un maggior numero di gol (pur facendone qualcuno in più della gestione Bisoli). Ecco, ruolo per ruolo, i voti romagnoli.

PORTIERI, VOTO 5.5 – Se il Cesena non è riuscito a rimanere in A, sicuramente non è colpa dei portieri. Il giovane Leali, tuttavia, al suo primo anno nella massima serie, ha subito qualche gol evitabile non rispettando le attese. Meglio invece Agliardi, già rodato, che pur subentrando in corsa ha dimostrato di essere ancora un portiere abbastanza affidabile.

DIFENSORI, VOTO 4.5 – Il reparto più deludente è stato indubbiamente quello arretrato, se si pensa che in Serie B il Cesena aveva subito appena 35 gol in 42 matches (0,83 gol a partita). Quest’anno, invece, la porta romagnola è stata bucata in 73 occasioni (1,92 di media): davvero troppe!
Le responsabilità sono comunque da attribuire un po’ a tutti: gran parte al mercato che, Lucchini a parte, non ha offerto a questa squadra difensori di livello adeguato. Volta e Capelli, che in B giganteggiavano, si sono mostrati vulnerabili contro i forti attacchi di A e i vari Nica, Magnusson & co. sono parsi ancora piuttosto acerbi. Oltre al già citato ed esperto Lucchini, a non sfigurare è stato anche Krajnc, 20enne sloveno di proprietà del Genoa.

CENTROCAMPISTI VOTO 5 – Oltre alla difesa, ad andare in crisi quest’anno è stata anche la mediana intera. Con Pulzetti sempre infortunato e Mudingayi arrivato solo alla fine, De Feudis, Zé Eduardo e compagnia bella non hanno svolto un sufficiente lavoro di rottura, lasciando spesso scoperta la difesa e immarcati gli inserimenti dei centrocampisti avversari. Meglio invece il lavoro dalla cintola in su: Brienza s’è dimostrato un acquisto mirato e prezioso, pur predicando a volte nel vuoto. Carbonero, invece, è venuto fuori alla distanza, collezionando buone partite soprattutto nel finale di stagione.

ATTACCANTI VOTO 5.5 – 36 gol in 38 partite non sono tanti, ma se consideriamo che il Chievo ne ha fatti 28 e ha collezionato 19 punti in più dei bianconeri, tutto sommato male male non è andata.
La rivelazione è stata sicuramente Defrel, che con i suoi 9 gol, spesso decisivi, ha attirato su di sè l’interesse di parecchie squadre. Considerate le poche partite da titolare, non male anche Rodriguez (5 reti).
Tanto sacrificio invece per Djuric, che da riserva con Bisoli è passato titolare con Di Carlo: il bosniaco ha adempiuto al compito di tener su palla come da dettami tattici, ma 2 gol sono un bottino più che esiguo.
Un peccato l’assenza per infortunio di Marilungo, che tanto avrebbe potuto giovare ai bianconeri.

ALLENATORI VOTO 5 – La guida tecnica del Cesena ha visto il profeta in patria Bisoli fino alla 14esima, rilevato in corsa da Di Carlo. La media punti recita 0,67 a 0,57 per il subentrato, ma bisogna pur dire che il tecnico romagnolo affrontò Lazio, Juventus, Roma, Sampdoria, Genoa, Milan ed Inter nelle prime giornate: in poche parole, 7 delle prime 10 piazzate nella sua più breve avventura.
Di Carlo oggettivamente non ha saputo far di meglio, indebolendo la difesa a favore di un gioco più offensivo: una mossa a lungo termine penalizzante, oltretutto disponendo a tratti di Hugo Almeida e Mudingayi, arrivati in corsa.
Tenendo conto delle tre promozioni miracolose (una dalla C alla B e due dalla B alla A), sicuramente Bisoli avrebbe meritato più considerazione.

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