Esclusiva-Ciccio Graziani: “Il progetto Roma è fallito, il Torino non ce l’ha. Non sono per gli oriundi”

Ciccio Graziani, campione del mondo ’82 ed ex di Fiorentina, Roma, Udinese e soprattutto Torino, ha rilasciato un’intervista esclusiva a Soccermagazine.it, trattando di diversi temi inerenti alla Serie A, al Torino, alla Nazionale ed alle sue esperienze del passato.

Fonte immagine: Salvatore Stiletti
Cosa pensa del progetto Roma?
Il progetto Roma quest’anno è fallito, purtroppo. Il progetto aveva tante belle intenzioni, ma così di fatto non è andato a buon fine, perchè non centrare neanche l’Europa League vuol dire aver fatto un campionato fallimentare per la Roma, purtroppo.
 
Luis Enrique è il principale responsabile della deludente stagione giallorossa?
No, il principale no, ma insomma, credo che le responsabilità vanno condivise tra società, allenatore e anche molti calciatori, perchè tanti calciatori hanno reso molto meno di quello che potevano rendere, però credo che Luis Enrique quest’anno abbia sbagliato molto.
 
Passiamo alla finale di Coppa Italia: la Juventus è favorita, pensa che ai bianconeri riuscirà la doppietta?
Mah, io credo che è nelle loro possibilità, perchè quest’anno si sono dimostrati in assoluto la squadra più forte e se facciamo un calcolo delle probabilità credo che bisognerebbe fare un 60-40, 60 per la Juve e 40 per il Napoli, per quello che abbiamo visto durante tutta la stagione, soprattutto per quello che è successo in campionato. Poi in una partita unica, secca, può succedere di tutto. Io credo che la Juventus per avere ragione del Napoli dovrà giocare davvero una grande partita, perchè il Napoli in una partita secca così è una squadra molto temibile.
 
Lavezzi sempre più lontano da Napoli: che idea si è fatto di questa trattativa, lei che segue molto spesso il Napoli?
Io credo che a Lavezzi, molto probabilmente al suo entourage, al suo procuratore siano arrivate delle offerte importanti. Addirittura si parla del Paris Saint-Germain come la più probabile destinazione perchè gli aumenterebbero del doppio l’ingaggio e l’allungherebbero di 4-5 anni ed andrebbe a giocare in una città, in una squadra che vogliono riemergere nel calcio francese, nel calcio europeo. Nel calcio francese sta riuscendo perchè sta facendo un ottimo campionato, per poi riproporsi anche a livello di calcio europeo, quindi ci sarebbero delle prospettive un pochino diverse rispetto a quelle che gli potrebbe offrire il Napoli, ma soprattutto credo che sia lusingato dal fatto che da 2 Milioni e mezzo di euro passare a 5 c’è una bella differenza, quindi i calciatori sotto questo aspetto qui sono molto sensibili, ma credo anche giustamente sotto certi aspetti, perchè, insomma, alla fine quello che conta è sì la squadra, le prospettive, le potenzialità, ma anche e soprattutto l’aspetto finanziario.
 
Da ex torinista cosa pensa invece del progetto Cairo?
Mah, il Torino non ha un progetto, Cairo non ha nessun progetto. Se vai a vedere negli ultimi anni ha cambiato sempre direttori sportivi, nove allenatori. La difficoltà del Torino è che non riesce ad emergere, non riesce a venire in Serie A, ma le poche volte che c’è riuscito è tornato subito in B. Vuol dire che qui di programmazione ce n’è molta poca.
 
E dell’addio della vecchia guardia milanista?
Era inevitabile. Era inevitabile perchè il Milan è una squadra di vecchi, una squadra che andava ringiovanita e credo che arrivare a fine contratto con i vari Inzaghi, Zambrotta, Seedorf, Nesta, Gattuso… oramai non sono più giocatori su cui fare affidamento per quello che concerne un progetto futuro. E quindi va bene ai giocatori ma va bene anche alla società, perchè questi calciatori possono ancora andarsi a divertire un anno da qualche parte per poi smettere di giocare perchè, insomma, la carta d’identità comincia a sbiadirsi per tutti, anche per loro.
 
Quest’anno il Bayern proverà a vincere una finale di Coppa in Campioni in casa, proprio come accadde a lei nel 1984, quando con la sua Roma all’Olimpico perse ai rigori contro il Liverpool: pensa ancora a quell’errore dal dischetto?
Ah, ci penso sì, come no. Ma io dico sempre che i calci di rigore chi non li tira non li sbaglia mai. Purtroppo li ha sbagliati Platini, li ha sbagliati Maradona, li ha sbagliati Baggio, li ha sbagliati Baresi, li hanno sbagliati in tanti i calci di rigore, soprattutto in determinate situazioni. Abbiamo visto anche nella semifinale proprio contro il Bayern da parte del Real Madrid, se non vado errato hanno sbagliato Kakà, che di solito non sbaglia mai, e Cristiano Ronaldo che è un altro che non sbaglia quasi mai, quindi purtroppo chi non li tira i calci di rigore non li sbaglia mai. Io però ci penso ogni tanto, perchè sarebbe stato un traguardo strepitoso da poter mettere in bacheca quella Coppa dei Campioni.
 
Come vede le aspettative dell’Italia per gli Europei rispetto a quelle per i Mondiali di due anni fa?
Qui abbiamo una squadra nuova, una squadra giovane, con degli elementi che si sono evidenziati in questa stagione, in questo campionato: mi riferisco a Diamanti, mi riferisco a Destro, mi riferisco a Peluso, mi riferisco a quei giocatori che potrebbero essere presi in considerazione per la spedizione azzurra. Dovremo fare a meno di un attaccante importante come Giuseppe Rossi, però abbiamo recuperato per fortuna Cassano. Io credo che a centrocampo abbiamo una delle Nazionali più forti che ci siano oggi attualmente al mondo. Siamo un pochino così tra virgolette in difficoltà un po’ in difesa forse, un pochino in attacco, anche se adesso la difesa con il blocco Juve ha una maggiore solidità e sicurezza.
 
C’è qualche giocatore italiano od oriundo magari passato sottotraccia che le piacerebbe vedere in Nazionale?
No, io non sono per gli oriundi. Io già quando vedo anche Thiago Motta non è che sia molto contento, perchè io credo che la Nazionale italiana debba appartenere a giocatori che sono nati qui, che hanno vissuto qui, e non che hanno nonni, zii, parenti lontani e quant’altro. Non mi piace individuare qualche oriundo, qualche giocatore che possa far parte della Nazionale.
 
Rifarebbe l’esperienza di “Campioni”?
Sì, come no. Io la rifarei perchè era un’esperienza che divertiva, eravamo una squadra seria nel verso senso della parola e in più abbiamo dato visibilità e prospettiva a dei giovani dilettanti con il sogno di diventare professionisti. Purtroppo non c’è riuscito nessuno tranne uno, Arrieta, che gioca negli Stati Uniti, e gli altri sono rimasti tutti in categorie molto molto basse, però – ripeto – abbiamo dato la possibilità ad un ragazzo dilettante di coltivare il sogno di diventare un professionista.
 
Da allenatore, come si sente a commentare spesso l’operato degli altri, in qualità di commentatore sportivo?
Beh, ma sai, noi abbiamo fatto calcio, viviamo nel calcio, quindi esprimiamo i nostri pensieri e le nostre idee. Qualche volta con delle critiche costruttive, qualche volta con dei meriti, e quando le cose mi piacciono dico che mi piacciono, se le cose non mi piacciono lo dico. Se secondo me un allenatore ha lavorato bene e ha fatto le cose giuste lo dico, se invece secondo me avrebbe potuto fare cose diverse dico anche questo. per cui la critica ci sta, l’importante è che siano sempre critiche rivolte alla professione e non all’uomo o solo per prendere posizioni personali. Io esprimo i miei giudizi sul calcio: qualche volta ci indovino, spesso sbaglio, però il bello è che ognuno di noi può dire le cose che pensa.
 
Più che una domanda, un pensiero: le manca ancora Maurizio Mosca?
Ma Maurizio manca credo a tutto il calcio italiano. Io ero particolarmente affezionato a lui perchè lavoravo con lui a “Guida al campionato”, abbiamo fatto tre anni bellissimi insieme, ma poi avevamo fatto anche altri programmi insieme, mi ricordo “L’appello del martedì”, mi ricordo altri programmi, ed io credo che manchi molto al calcio italiano Maurizio Mosca, per la sua ironia, per il suo modo scanzonato di raccontare il calcio, per le sue gag. A me manca molto, ma – ripeto – credo che manchi molto anche alla televisione italiana e al calcio italiano.
 
Con la collaborazione di Emanuele Celeste
 
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Raffaele Zanfardino

Direttore responsabile della testata.

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