Roma, Totti e compagni in campo per Sofia

La sindrome di Rett è una patologia progressiva dello sviluppo neurologico che tende a colpire principalmente le bambine durante i primi anni di vita.

Roma, Fonte: Alessandro Losito
Roma, Fonte: Alessandro Losito

Dopo un periodo di apparente normalità: si tratta di una malattia che rappresenta la seconda causa di ritardo mentale nelle bambine, con un’incidenza stimata di uno ogni 10.000 nate femmine. Viene definita la malattia degli occhi belli perché le bambine colpite da questa sindrome perdono progressivamente l’uso della parola e il movimento coordinato degli arti, riuscendo a comunicare soltanto con lo sguardo.

Questa è la sindrome di Sofia, che ha quattro anni e due occhi bellissimi. Da quando gli è stata diagnostica la malattia, ha perso l’uso della parola e anche delle mani, non potendo quindi più giocare con i suoi giochi preferiti. Anche il pallone rientra in uno di quei giochi che non può più utilizzare, ma Sofia adora guardare il calcio in tv, e a quanto pare sembra sia tifosa della Roma.

Notato questo tifo la mamma Benedetta ha deciso di portarla a Trigoria agli allenamenti della squadra giallorossa. Da Totti a Pjanic passando per Florenzi, insieme a tutti gli altri giocatori, hanno smesso gli allenamenti per incontrare la piccola ospite. Totti la prende tra le braccia, ed è subito conquistato da questi “occhi belli”. Sofia si fa coccolare e stringere forte dai giocatori Insieme, sorridono e si fanno fotografare, promettendole che preso vedrà tutte le fotografie di questa meravigliosa giornata.

Sofia ha bisogno di fondi per la ricerca genetica. Secondo Monica Coenraads, presidente del ‘Rett Syndrome Research Trust’, “con una somma pari a 100 milioni di dollari, la ricerca andrebbe avanti più velocemente e la cura potrebbe essere trovata“. E’ per questo che le bambine come Sofia hanno bisogno di amici testimoni, di fondi privati e risorse istituzionali, di attività di sensibilizzazione.

La Roma e tutta la società ha deciso di essere campione del cuore di Sofia, sperando che questa sindrome grazie agli aiuti alla ricerca, possa diventare totalmente reversibile.

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