Coppa d’Africa: finale infinita, la Costa d’Avorio è campione

Una finale di Coppa d’Africa insolita, infinita e assurda porta la Costa d’Avorio sul tetto del continente nero.

Wilfried Bony (fonte Ailura, opera propria, wikimedia.org)
Wilfried Bony (fonte Ailura, opera propria, wikimedia.org)

Non bastano 120 minuti di noia per assegnare la coppa che si decide al termine di una serie esasperante di calci di rigore che porta il portiere Barry, partito come secondo nella spedizione guineana, a diventare l’eroe della serata e della nazione.

In campo poche, pochissime emozioni: nel primo tempo le squadre mostrano a sprazzi il proprio talento e a rendere più frizzante la partita ci pensa il Ghana che colpisce due legni, il più clamoroso con una botta dalla distanza di Atsu, miglior black star della Coppa d’Africa.

La Costa d’Avorio produce poco, complice un Gervinho inconcludente che fa tutto bene fino ai 16 metri dove si perde e sciupa palloni. Macchinoso e confusionario il gioco degli elefanti fatica ad imporsi anche nella ripresa quando le occasioni vere non arrivano proprio.

Solo qualche lampo, qualche iniziativa personale di Atsu da una parte, e di Gradel dall’altra crea qualche scompiglio alle difese avversarie ma tiri pericolosi non ne arrivano né dalle parti di Barry, né da quelle di Razak.

Ai supplementari la musica non cambia: le squadre stancate da una Coppa d’Africa giocata in situazioni paradossali accettano di giocarsela ai rigori e giocano un calcio, per quanto difficile, più lento e rinunciatario rispetto al tempo regolamentare.

La storia si ripete: come nel 1992 Costa d’Avorio e Ghana si giocano la Coppa d’Africa dal dischetto, unico giudice utile per sbloccare una partita troppo equilibrata e mai viva.

La partita dal dischetto gode di un’insolita vivacità e le emozioni si susseguono. Cominciano malissimo gli elefanti che dopo i primi due calci di rigore sono ancora a secco mentre il Ghana non sbaglia un colpo. Poi i ruoli si invertono e la Costa d’Avorio riesce a rimontare la serie e portare la sfida ad oltranza.

Non bastano neanche i dieci rigori e allora le sorti di una Coppa d’Africa infinita le devono decidere i portieri: da una parte Barry, ivoriano trentaseienne di grande esperienza, partito per la Guinea come vice e buttato nella mischia dai quarti in poi; dall’altra il ghanese Razak27 anni e un poster di Zorro in camera, che sogna di diventare grande.

Comincia il ghanese che apre male il piattone e si fa parare il penalty dal collega. Barry sa che ha un’enorme responsabilità, finge un infortunio, prende tempo ma tocca a lui. Il suo rigore è perfetto: Razak intuisce ma non respinge, il pallone è in gol.

La Costa d’Avorio vince questa Coppa d’Africa nella maniera più incredibile, più inaspettata. Barry ruba la scena ai campioni Yaya Tourè e Gervinho e diventa l’eroe di una nazione che non vinceva nulla da ormai 23 anni.

Delusione e rassegnazione per un Ghana che forse sul campo poteva meritare ma alla lotteria dei rigori ha sciupato un vantaggio clamoroso pagandone le conseguenze.

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