Juventus, cronaca di un fallimento annunciato: come ripartire nel mercato estivo
La stagione 2025/26 della Juventus, inaugurata con le grandi speranze del Mondiale per Club, si è chiusa nel peggiore dei modi: un sesto posto anonimo e la dolorosa esclusione dalla prossima Champions League.

Una débâcle figlia di scelte societarie in buona parte discutibili, nonché di un mercato completamente fallimentare e di un blackout mentale imperdonabile nel momento cruciale dell’anno. Ma come si è arrivati a questo punto?
Una transizione mai decollata: da Tudor a Spalletti
L’annata, invero, era già nata sotto il segno dell’incertezza. La conferma in panchina di Igor Tudor era sembrata fin da subito un compromesso piuttosto che una scelta convinta. Parallelamente, l’ingresso in società del Direttore Tecnico François Modesto – accolto tra lo scetticismo generale per un curriculum non propriamente d’élite tra Olympiakos, Nottingham Forest e Monza – non ha portato la solidità sperata.
Eppure, l’inizio del campionato aveva illuso l’ambiente. I bianconeri viaggiavano con un buon passo, toccando l’apice emotivo nel pirotecnico 4-3 strappato allo scadere nel Derby d’Italia contro l’Inter. Poi, improvvisamente, la luce si è spenta. La squadra ha smarrito la via del gol e della vittoria, inanellando una serie di risultati deprimenti. La sconfitta in casa della Lazio ha poi fatto da perfetto punto di rottura, spingendo la dirigenza all’esonero di un nervoso Tudor.
A fine ottobre l’arrivo di Luciano Spalletti sembrava aver ridonato un’anima alla squadra. Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 la Juve ha mostrato quindi sprazzi di grande calcio, ma è stata un’illusione passeggera. Ben presto sono riemersi i vecchi limiti strutturali e le sonore sconfitte contro Atalanta e Galatasaray hanno sancito l’addio precoce a Coppa Italia e Champions League.
Il vero dramma sportivo, tuttavia, si è consumato in campionato. Con il pass per la prossima Champions apparentemente blindato, la Juventus è letteralmente svenuta sul traguardo. Peraltro, contro avversari sulla carta abbordabili come il Verona già retrocesso, la Fiorentina già salva allo Stadium ed un Torino senza pretese. I bianconeri hanno racimolato appena 2 punti. Il verdetto finale è stato spietato: sesto posto e fallimento totale degli obiettivi minimi.
I nodi al pettine: mercato flop e assenza di leader
A tradire la Juve sono stati i limiti strutturali mai risolti e, soprattutto, un mercato estivo da 135 milioni di euro di investimenti, a fronte di 85 milioni incassati, che ha reso pochissimo. Se i riscatti hanno pesato sulle casse, i tre acquisti d’attacco che avrebbero dovuto svoltare la stagione si sono rivelati un flop totale su tutta la linea.
I numeri dei nuovi innesti offensivi sono stati impietosi. Jonathan David ha chiuso l’anno con appena 8 gol e 5 assist in ben 46 presenze e il club sta sperando che dopo la tripletta al Mondiale possa rendersi appetibile nell’imminente mercato estivo. Ancora peggio ha fatto Lois Openda, capace di segnare solo 2 reti in 37 apparizioni. L’apporto di Edon Zhegrova è stato invece nullo, con zero gol e zero assist in 27 presenze. Tra le tante istantanee negative della stagione, quel gol clamorosamente fallito dal kosovaro contro il Galatasaray grida ancora vendetta.
A questo deserto offensivo si è aggiunto il crollo verticale dei big in rosa. Teun Koopmeiners, pagato a peso d’oro, ha fatto persino peggio dell’anno scorso, mentre i rendimenti di Michele Di Gregorio ed Andrea Cambiaso sono letteralmente precipitati con il passare dei mesi. La “Vecchia Signora” ha dimostrato una drammatica carenza di personalità e costanza, sparendo dal campo nei momenti decisivi e rivelandosi incapace di reagire contro le squadre aggressive e priva di idee per scardinare i blocchi difensivi bassi.
Il piano per la ricostruzione: le scelte per l’estate
Come uscire da questa crisi profonda senza i ricavi della Champions League? Con coraggio, partendo da una profonda epurazione e dall’innesto di profili realmente funzionali al calcio di Spalletti. La ricostruzione della Juventus deve partire dalle fondamenta e a destra la tavola è già apparecchiata per Óscar Mingueza. Lo spagnolo, in scadenza dal Celta Vigo, rappresenta l’usato sicuro ideale. Duttile, tecnico e low-cost, può agire sia da terzino bloccato che da centrale, offrendo soluzioni tattiche immediate.
Per finanziare il resto del mercato, però, serviranno sacrifici dolorosi. La dirigenza non deve avere paura di cedere Andrea Cambiaso, che conserva un ottimo mercato all’estero, e deve valutare offerte concrete anche per Bremer. Al loro posto, i nomi giusti per ridare solidità ed esperienza internazionale alla retroguardia sono quelli di Kim Min-Jae del Bayern ed uno tra Emerson Palmieri ed il sogno proibito Destiny Udogie. Senza considerare, comunque, che sarà fondamentale sostituire il portiere con un profilo di sicuro rendimento.
A metà campo la rivoluzione è altrettanto inevitabile. L’addio a Koopmeiners dopo una stagione pietosa è ormai scontato, così come le partenze di Douglas Luiz (da testare) e Arthur. Al loro posto servono caratteristiche finora assenti a Torino: un regista dinamico capace di ripulire i palloni nello stretto e dare ritmo alla manovra. Un identikit che porta ad Stanislav Lobotka, affiancato da una mezzala di fisico, tecnica e personalità come Eduardo Camavinga.
Davanti, infine, si consumerà il dramma economico del nodo Dušan Vlahović. Il mancato rinnovo del contratto, in scadenza al 30 giugno 2026, costringerà la Juventus a perdere il serbo a parametro zero. Si tratta di un disastro patrimoniale che ha però un risvolto positivo, poiché azzera un monte ingaggi diventato insostenibile.
Carnevali dovrà sfruttare questa ritrovata libertà salariale per cercare un nove puramente associativo. Serve un attaccante di manovra che sappia legare il gioco e dialogare nello stretto, elemento imprescindibile per il credo tattico di Luciano Spalletti. Il preferito in tal senso resta Randal Kolo Muani al quale andrebbe affiancato anche Sorloth. Infine, le probabili cessioni dei deludenti Zhegrova e Openda potrebbero spianare la strada al vero obiettivo del mister: Brahim Diaz, ormai in uscita dal Real Madrid, l’uomo ideale per accendere la trequarti e riportare la Juventus sui giusti binari.
